Shock energetico e caos geopolitico per l’Italia delle fazioni

“Trump vuole che Putin metta fine alla guerra. Ma perché ciò avvenga potrebbe prima offrire alla Russia accordi d’affari”. Questa settimana ha titolato così in apertura il New York Times ed è stato ripreso dall’agenzia di stampa russa Tass. Capita davvero poche volte ed evidentemente è la fotografia di una fase internazionale, oltre che frammentata, anche atipica. Perché c’è un presidente americano che non esita a fare la voce grossa nel Medio Oriente, ma sembra farlo controvoglia. Mentre non smette di guardare alla Cina, da cui non intende in nessun modo farsi scavalcare, e cerca di raffreddare almeno un fronte, quello dell’Europa Orientale, trattando Putin come un amico che sbaglia; allo stesso tempo, è disinteressato al disagio che le sue azioni hanno arrecato agli amici veri, quelli dell’Europa legata alla Nato. Stupisce, peraltro – bisogna dire un po’ meno noi italiani che un leader politico imprenditore l’abbiamo avuto a lungo – l’idea che tutto possa essere sistemato dagli affari, secondo una visione del mondo puramente economicistica, impermeabile a fattori antropologici e di appartenenza culturale. Come se tutti desiderino solo commerciare e con chiunque. Ci sfugge allora perché mai gli iraniani non abbiano deciso di cavarsela con qualche franchising – quale CEO del New England avrebbe rifiutato di condividere know-how – invece di convivere con decenni di sanzioni. L’Europa continentale economicista non lo è mai stata, ma adesso comincia davvero a sentire forti i colpi della crisi energetica, che pare debba ancora scaricare tutta la sua asprezza. La vera prova sarà infatti in inverno, se il petrolio resterà intorno ai 100 dollari al barile o oltre, e bisognerà fare i conti con il freddo e con le esigenze della produzione. Le imprese e le attività economiche come si muoveranno? Quali saranno invece i comportamenti individuali dei consumatori? In Italia la coperta è di nuovo corta non solo metaforicamente e il governo entra nell’ultimo anno di legislatura con le armi spuntate. Il capitolo energia per il Belpaese è da anni tallone d’Achille, vista la storicamente limitata autonomia energetica, oggi complicata dal divorzio da Putin, da investimenti in mix energetico ancora non determinanti e da un nucleare che si vede unicamente nei testi di legge. Nel frattempo Meloni ha battuto un colpo con la sospensione del bollo auto per 14,5 milioni di cittadini. Però col Pnrr che evapora le politiche di resilienza, soprattutto energetica, dipenderanno da altri schemi. Fermo restando che la Bce deve fare la sua parte, ma pare come suo solito ossessionata dall’inflazione, quindi alza i tassi anche quando l’impennata dei prezzi non dipende dalla vivacità degli agenti economici, anzi da un classicissimo shock esogeno. La compagine dell’Esecutivo quindi invoca di nuovo l’estro del fantasista Giancarlo Giorgetti, il quale nei vincoli intende trovare i margini per far respirare i lavoratori autonomi e favorire le retribuzioni di quelli dipendenti. Senza una maggior solidità dei ceti medio-bassi, ormai è chiaro, l’Europa sbanda ed è costretta a far buon viso al cattivo gioco. Scegliere quale partita giocare, è al contrario ciò che si chiede al gigante dai piedi d’argilla.