Cronologia del Coronavirus

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Nascita e storia di un’emergenza globale

 

Novembre 2019, il nuovo “virus di Wuhan” – Una tipologia di Sars simile alla polmonite si diffonde nella metropoli cinese di Wuhan, polo logistico da 11 milioni di abitanti e centro propulsore degli investimenti di Pechino sulle nuove tecnologie e l’industria pesante.

31 dicembre 2019 – Le autorità cinesi informano l’Oms dell’emergenza da polmonite mentre si indaga sull’origine della malattia. Il giorno dopo viene decisa la chiusura del mercato del pesce di Wuhan, individuato come epicentro della diffusione. Si ipotizza che il contagio possa essere stato causato da qualche prodotto di origine animale venduto nel mercato, in scarse condizioni di igiene.

9-12 gennaio 2020 – Pechino annuncia che si tratta di un nuovo ceppo di coronavirus, di cui non si conosce ancora la contagiosità. Per questo motivo l’Oms ritiene di non dover raccomandare alcuna restrizione ai viaggia da e per la Cina, nonostante la prima vittima e la quarantina di contagiati secondo le cifre ufficiali. I casi sono concentrati a Wuhan mentre il virus viene sequenziato e rinominato “2019-nCoV”.

20-21 gennaio 2020 – Le autorità sanitarie cinesi e l’Oms annunciano che il nuovo coronavirus si trasmette da uomo e uomo, mentre in Cina i vertici del Partito comunista restano in silenzio per ben 13 giorni fra il 7 e il 20 gennaio. Il 21 gennaio il presidente Xi Jinping rilascia la prima dichiarazione ufficiale, chiamando il paese allo “sforzo totale” per frenare l’epidemia.

23 gennaio 2020 – L’Oms ritiene che sia ancora troppo presto per dichiarare un’emergenza di salute pubblica internazionale. I morti salgono a 17, mentre il virus si diffonde in Asia fra i vicini della Cina (Thailandia, Corea del Sud, Giappone, Australia, Hong Kong, Malesia, Singapore, Vietnam e Taiwan) e fin negli Stati Uniti. In Italia vengono istituiti i primi controlli sui voli in arrivo dall’area dell’epicentro, mentre il ministero della Salute raccomanda di non andare in Cina salvo stretta necessità.

24 gennaio 2020 – Vengono accertati i primi casi in Europa: tre persone risultano contagiate dal coronavirus a Parigi e Bordeaux. La Francia è la prima a evacuare i propri cittadini dalla Cina, imitata poi da Spagna, Portogallo e Gran Bretagna. La Germania segnala il primo caso di trasmissione interna e in Italia a fine mese due turisti cinesi provenienti da Wuhan vengono ricoverati allo Spallanzani di Roma. Due italiani di ritorno dalla Cina vengono messi in quarantena nella caserma militare della Cecchignola.

30-31 gennaio 2020 – L’Oms dichiara l’emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale. Il governo italiano è l’unico in Europa ad assumere la decisione di chiudere immediatamente il traffico aereo da e per la Cina, facendo per questo infuriare le autorità del paese asiatico. Al largo di Civitavecchia una nave da crociera con 6 mila persone a bordo viene bloccata per due casi sospetti. Il giorno seguente il Cdm decreta lo stato d’emergenza per il rischio sanitario legato al contagio e il capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, viene nominato Commissario straordinario all’emergenza.

11 febbraio 2020 – L’Oms adotta un nome ufficiale per identificare la nuova malattia: Covid-19. Co e vi indicano la famiglia dei coronavirus, d la malattia e 19 l’anno di scoperta. Le autorità sanitarie mondiali denunciano inoltre l’infodemia dilagante, ovvero la circolazione di una quantità eccessiva di informazioni che rendono difficile orientarsi sull’argomento. In Italia è polemica fra il governo e i presidenti di Veneto, Lombardia e Friuli-Venezia Giulia, con i secondi a chiedere una stretta sulle misure di contenimento.

21-22 febbraio 2020 – In Italia si registrano i primi contagi legati al coronavirus. In poco tempo l’emergenza si diffonde nel paese, con centinaia di casi positivi e focolai concentrati in Veneto e nella provincia di Lodi. Si tratta di persone non provenienti dalla Cina: alcuni dei paesi colpiti (Codogno, Castiglione d’Adda e altri) vengono isolati. Nella serata tra il 22 e il 23 febbraio il Cdm vara un decreto per contrastare la trasmissione del Covid-19, inizialmente nelle sole aree-focolaio. Sarà il primo di una lunga serie. Ma c’è anche chi grida all’allarmismo ingiustificato: se il sindaco di Milano Sala chiede al governo di riaprire i musei, il capo leghista Salvini intima al governo di riaprire “tutto quello che si può riaprire”. Paradigmatica la vicenda del segretario Pd Zingaretti, che si concede un simbolico aperitivo sui navigli di Milano salvo annunciare nove giorni dopo di essere positivo al coronavirus.

4-9 marzo 2020 – L’epidemia dilaga nel Nord Italia, cuore produttivo e centro nevralgico del paese, lasciando dietro di sé un centinaio di vittime. Il governo reagisce ordinando la chiusura di scuole e università fino al 15 marzo per poi limitare gli spostamenti nelle aree più colpite dal contagio, istituendo una zona rossa in Lombardia e in altre 14 province tra Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna e Marche. La diffusione della bozza ancora non ufficiale del Dpcm dell’8 marzo scatena le polemiche e le fughe di massa dalle aree in lockdown. Successivamente, con un nuovo provvedimento, Palazzo Chigi estende le limitazioni e i blocchi a tutto il territorio nazionale. Si può uscire di casa solo per comprovate ragioni di necessità, per esigenze lavorative o per altri motivi di salute. Nelle carceri di tutto il paese è rivolta contro il sovraffollamento e il rischio di una diffusione del coronavirus.

11 marzo 2020 – L’Oms dichiara la pandemia globale dopo che nel mondo sono oltre 165 i paesi dove si registrano contagi. Il cancelliere tedesco Merkel parla di circa 58 milioni di persone a rischio contagio e in Francia il presidente Macron si prepara a nuove misure di prevenzione – pur confermando fra mille polemiche le elezioni amministrative.

21 marzo 2020 – Il governo italiano parla di crisi più difficile dal secondo dopoguerra e mette in campo nuove misure di contenimento, con la chiusura di tutte le aziende non strategiche fino al 3 aprile. L’Italia è stabilmente il secondo paese più colpito al mondo dopo la Cina, con una curva dei contagi che continua a spaventare poiché in netta crescita.

1° aprile 2020 – L’esecutivo proroga le misure restrittive fino al 13 aprile, contemplando solo in caso di dati incoraggianti l’apertura di una “fase 2” di convivenza con il virus e di rilassamento del contenimento. Per il capo della Protezione civile se ne parlerà forse a metà maggio. Intanto l’emergenza ha fatto riesplodere le tradizionali faglie europee, in particolare tra Germania, Paesi Bassi e Austria da una parte e Italia, Francia, Spagna e Grecia dall’altra. I primi continuano a chiedere condizioni per prestare denaro ai paesi in cui la crisi provocherà più danni, i secondi chiedono di condividere i debiti contratti per salvare le economie.