Scenari di una crisi di governo

Voiced by Amazon Polly

Assieme alla composizione della migliore formazione possibile in occasione dei grandi appuntamenti calcistici (con imperdibile lezione di tattica post evento), fra i passatempi più popolari e diffusi degli italiani c’è senza alcun dubbio la decrittazione delle mosse della politica. Un’arte complessa in cui tanti, con scarne ma preziose eccezioni, si sentono maestri e le cui origini affondano alla notte dei tempi.

Attualmente al centro della discussione pubblica c’è la crisi di governo che minaccia il futuro del Conte II e che sta portando alla diffusione di ogni genere di ipotesi sul suo possibile epilogo. Innescato formalmente dal leader di Italia Viva Matteo Renzi, l’attuale stallo si nutre dei tanti motivi di frizione che minacciano alla base la coesione politica dell’attuale maggioranza. La prospettiva di gestire a breve la gran messe di miliardi europei messi a disposizione del nostro paese per trarsi dalle sabbie mobili della pandemia rappresenta un ulteriore e soprattutto formidabile motivo di scontro.

In questo frangente l’ex sindaco di Firenze è probabilmente l’animale politico più risoluto, complice naturalmente il sostanziale fiasco del suo progetto politico centrista nato dalla scissione dal Partito democratico. Di qui per lui la necessità di accrescere rapidamente margine politico e influenza all’interno delle istituzioni prima del fine legislatura (2023) o nell’eventualità di un improbabile ritorno anticipato alle urne.

Sul fronte opposto, la recente disponibilità del primo ministro Giuseppe Conte a rivedere struttura e contenuti del Recovery Plan sostanzia la necessità di giungere a un nuovo patto con gli alleati per blindare il futuro della maggioranza e dunque disinnescare la minaccia renziana. Posto naturalmente il fatto che soltanto i prossimi giorni diranno con esattezza cosa si profili all’orizzonte dell’inquilino di Palazzo Chigi. Nel frattempo è possibile provare a mettere in fila alcune delle ipotesi che circolano con insistenza, confidando nella benevolenza degli esperti di tattica di cui sopra.

In primo luogo c’è lo scenario della crisi pilotata, evidentemente propedeutica alla nascita di un Conte-ter. Sua condizione è il ritorno dell’armonia fra gli alleati con annessa intesa su assetti e programma del nuovo esecutivo. È un’ipotesi che allarma il premier poiché implica in primo luogo le sue dimissioni, quindi un nuovo giro di consultazioni al Quirinale e solo a quel punto il nuovo incarico. L’altra ipotesi che circola vede la nascita di un esecutivo presieduto da un esponente di peso dell’attuale maggioranza, capace di stemperare l’animosità del quartetto M5s-Pd-Iv-Leu e portare avanti l’azione del governo.

C’è poi la possibilità del rimpasto mirato ma non corposo, con annesso accordo sul Recovery Plan e delega ai servizi segreti, per evitare le dimissioni del premier e con un successivo voto di fiducia con una maggioranza blindata. Questa via è caldeggiata dal Pd e dal M5s ed è naturalmente osteggiata da Italia Viva.

Dalle crisi pilotate si passa a questo punto a quella al buio, innescata dal ritiro delle ministre Bellanova e Bonetti di Italia Viva come ha più volte minacciato lo stesso Renzi nelle ultime settimane. Preso atto del venir meno della propria coalizione, al premier non resterebbe che la via delle Camere per “inchiodare” il partito che ha dato vita alla crisi. Due i possibili esiti: caduta del governo in assenza di una maggioranza; sua sopravvivenza grazie al soccorso numerico dei famigerati responsabili, i veri e propri convitati di pietra che riaffiorano con sorprendente puntualità a ogni crisi di governo italiana.

Infine lo scenario dell’esecutivo istituzionale o di “salute pubblica” quale conseguenza della caduta del Conte II e dell’incapacità degli ex alleati di ritrovare la quadra, nonché della necessità urgente di concretizzare il rilancio socioeconomico del paese agli occhi degli italiani. Fra i nomi che circolano per presiederlo ci sono Marta Cartabia, ex presidente della Corte costituzionale, e Paola Severino, ministro della giustizia del Governo Monti. Un’ipotesi che però al momento vede indisponibili Pd, M5s e anche Fdi.

L’alternativa sarebbe il ritorno alle urne nel più breve tempo possibile per scongiurare la nascita di maggioranze raffazzonate ed esecutivi ballerini, incapaci di affrontare le sfide cruciali che ci attendono. Contro questa ipotesi preme l’istinto di sopravvivenza dei tanti parlamentari che non verrebbero rieletti dopo il via libera alla riforma costituzionale che ne ha ridotto pesantemente il numero. Sono proprio le esigenze della stabilità del sistema quelle che fanno immaginare come più probabile il proseguimento del Conte II con lievi, ma ponderati, aggiustamenti della squadra.