La crisi ucraina

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L’Ucraina è terreno di scontro nella competizione fra le maggiori potenze del pianeta. Kiev si è trasformata nell’oggetto del contendere fra la Russia e gli alleati europei degli Stati Uniti, soprattutto dopo che la crisi del 2014 ha reso possibile l’avverarsi dell’incubo strategico di Mosca: l’avanzata delle truppe Nato nel cuore di un paese che rappresenta la culla del mondo russo e che orbita da secoli all’interno della sfera d’influenza del Cremlino.

La concentrazione di truppe e mezzi militari russi intorno ai confini ucraini di queste settimane costituisce l’ultimo atto di una partita che rischia di incendiarsi da un momento all’altro. Mobilitando il suo esercito a occidente, il presidente Vladimir Putin ha mandato un messaggio molto chiaro all’Alleanza Atlantica. Il tempo del progressivo spostamento a est delle proprie frontiere è terminato e qualsiasi iniziativa in tal senso comporterà un elevatissimo livello di rischio.

L’incertezza sull’esito della crisi deve molto all’atteggiamento degli Stati Uniti. Detto delle intenzioni russe, stabilire cosa vogliano gli americani è impresa più complessa. Tutto nasce da un equivoco di fondo: in questa fase storica la superpotenza è impegnata a contrastare l’ascesa del rivale cinese, concentrando nell’Indo-Pacifico le sue immense risorse militari, diplomatiche ed economiche e con esse la propria attenzione.

L’esito della rivolta in Ucraina nel 2014 contro il regime filorusso del presidente Viktor Janukovič aveva convinto buona parte dell’establishment americano che da quel momento in poi la Russia sarebbe stata ridotta al rango di “potenza regionale”. Questo avrebbe dovuto consentire alla superpotenza di dedicarsi ad altro, senza temere l’insorgere di eventuali minacce sulla stabilità del Vecchio Continente.

Gli eventi di queste settimane suggeriscono il contrario. Mosca non intende rinunciare allo status di grande potenza, anche a costo di invadere l’Ucraina per dimostrarlo. Così Washington è costretta a occuparsi suo malgrado di Kiev, nonostante abbia ben altre priorità strategiche da gestire. Per trovare una soluzione che scongiuri lo scoppio di un conflitto che non vuole combattere e che può di mandare in frantumi persino la Nato – spaccata a metà fra i bellicosi membri nordici ed est-europei e i più concilianti membri occidentali.

Nel mentre lo stallo sulla crisi ha aperto una finestra di opportunità per la Francia. In settimana il presidente Emmanuel Macron ha avuto un faccia a faccia con Putin, il quale ha ammesso che alcune delle proposte francesi potrebbero disinnescare la crisi, pur reiterando la minaccia del conflitto qualora Kiev dovesse aderire alla Nato.

Se l’inquilino dell’Eliseo nutre l’ambizione di avocare a sé il ruolo di principale interlocutore occidentale del presidente russo, la Francia vede nella crisi in Ucraina l’opportunità per riaffermare il proprio rango di grande potenza, gettando le basi per un riassetto dell’architettura securitaria del Vecchio Continente che tenga in considerazione le esigenze di russi e altri europei, a patto di essere il prodotto della propria visione.

Per fare ciò i francesi si stanno incuneando nelle incertezze e nelle incongruenze che attanagliano Washington e Berlino. Di quelle della superpotenza si è detto; la Germania invece deve fare i conti con il vincolo di appartenenza al campo strategico americano e i propri rilevanti interessi economici, che le rendono impossibile la rottura con il Cremlino.

Sul punto è stato paradigmatico l’esito dell’incontro fra i presidenti Biden e Scholz, andato in scena in concomitanza a quello franco-russo. Il primo ha minacciato la fine immediata del gasdotto Nord Stream 2 (che non è ancora entrato in funzione) in caso d’invasione russa dell’Ucraina, senza che il cancelliere tedesco riuscisse ad articolare alcunché di diverso da una vaga promessa di unità con gli “amici americani”. L’ambiguità tedesca ha fatto infuriare il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha cancellato all’ultimo un incontro in programma a Kiev con la ministra degli Esteri di Berlino, Annalena Baerbock.

I fatti suggeriscono che Washington ha accettato la mediazione francese, dopo aver chiarito in tutti i modi che le proprie truppe non metteranno piede in Ucraina. Così facendo gli americani hanno comunicato ai russi una vaga disponibilità a considerare Kiev territorio neutrale. È la base negoziale che serve per scongiurare la guerra. Anche se per uscire definitivamente dalla trappola ucraina, gli Stati Uniti dovranno riconoscere rango e ruolo maggiorati della Russia. I prossimi giorni diranno se Mosca accetterà.