Il Conte II si avvia alla resa dei conti in Parlamento

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Ci aspetta un lungo fine settimana di passioni prima della resa dei conti di lunedì e martedì, quando il Parlamento sarà chiamato alla votazione a carattere fiduciario sulle dichiarazioni del primo ministro Giuseppe Conte dopo l’apertura della crisi di governo innescata dallo strappo renziano di mercoledì scorso. Il premier ha escluso di volersi arrendere senza combattere e per questo coinvolgerà le Camere con un voto decisivo per il futuro del suo esecutivo.

Nel frattempo la guerra dei nervi prosegue con la caccia di M5s e Pd ai famigerati “responsabili” mediante cui rimpiazzare i voti di Italia Viva in Parlamento. Specialmente a Palazzo Madama, dove i 18 senatori dell’ex sindaco di Firenze incarnano un potere di ricatto formidabile sul futuro della coalizione giallorossa. Per questo, nei calcoli del premier, vanno disinnescati a ogni costo: gli ex alleati sembrano infatti intenzionati a chiudere definitivamente con Italia Viva, mettendo di conseguenza fuori gioco anche la soluzione di un governo di continuità (leggi: rimpasto) che tutto considerato avrebbe potuto rappresentare la via più agevole per uscire dalla crisi.

In attesa che le parti prendano atto del fatto che forse, allo stato attuale, non esistono equilibri diversi da quelli della maggioranza uscente, ecco dunque prendere quota con forza l’ipotesi di un’alleanza M5s-Pd-Leu puntellata per l’appunto dai responsabili – promossi nel frattempo al grado nobile di “costruttori” da quanti sostengono la necessità assoluta di salvare il Conte II. Fermo restando le perplessità fatte filtrare dal Quirinale sui governi che sopravvivono grazie al voto di pochi ma ben posizionati “transfughi”. E senza volerne considerare le implicazioni sul controllo di alcune delle commissioni parlamentari più importanti. Inoltre, qualora dovesse riuscire (la maggioranza deve sottrarre almeno 11 senatori dai banchi dell’opposizione), sarebbe difficile negare che l’esperimento non abbia in qualche modo riesumato un certo tipo di gestione degli equilibri parlamentari assai diffuso al tempo della Prima Repubblica. Ed è forse anche per questo motivo che fra le fila dei 5Stelle c’è già chi si adopera affinché l’imbarco dei responsabili non coincida con un’ulteriore annacquamento degli già slavati programmi politici grillini.

Così passano per il momento in secondo piano tutte le altre potenziali vie d’uscita al rompicapo. A cominciare dal cambio di premier a fronte della medesima maggioranza. Variante difficilissima da digerire soprattutto per il M5s, perfettamente conscio che Conte resta l’unico leader in grado di evitare la polverizzazione dei gruppi grillini e di scongiurarne la temuta emorragia di voti e di eletti una volta che si tornerà al voto. In questa fase anche il Pd riconosce la centralità tattica del capo del governo per la tenuta degli equilibri di maggioranza, al netto delle tante critiche rivoltegli e dei passi falsi collezionati specialmente negli ultimi quattro mesi.

Sullo sfondo permane la soluzione del governo tecnico, ultima ratio regum prima del definitivo ritorno alle urne che potrebbe essere attivata solo a fronte del fallimento completo di ogni tentativo di rimettere insieme i cocci della maggioranza. Il capo dello Stato Sergio Mattarella potrebbe servirsene chiamando a Palazzo Chigi una figura super partes tale da raccogliere consensi in gran parte dell’arco parlamentare (dunque non Conte) pur di scongiurare la fine traumatica della legislatura. Lo scenario delle elezioni anticipate è infatti il meno probabile e al tempo stesso il più temuto.

Per le implicazioni connesse al rimettere in moto la macchina elettorale in piena pandemia, come pure per l’istinto di autoconservazione dei tanti parlamentari (oltre la metà degli eletti attuali) che non potrebbero tornare alle Camere in ragione del referendum approvato a settembre. Del resto, visto dagli occhi dell’attuale maggioranza dopo il fallimento dell’alleanza giallorossa, il voto anticipato rischierebbe di consegnare Parlamento e con esso anche il governo all’opposizione di centrodestra.