La variabile Berlusconi e le crepe nella maggioranza

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Dietro all’apertura di Romano Prodi all’ingresso in maggioranza di Silvio Berlusconi c’è la priorità di evitare il voto anticipato qualunque cosa succeda in autunno, quando gli effetti del Covid-19 sulla crisi e il contraccolpo delle elezioni regionali potrebbero far andare in fibrillazione il governo.

L’avvicinarsi dell’appuntamento elettorale del 20-21 settembre per il rinnovo di ben sette vertici delle Regioni (Veneto, Campania, Toscana, Liguria, Marche, Puglia e Valle d’Aosta) sta moltiplicando le tensioni che lacerano la maggioranza e contribuiscono a paralizzare l’attività governativa. Oltre alla sempiterna questione legata alla gestione del nuovo ponte di Genova, riesplosa in settimana a quasi due anni di distanza dal disastro, all’orizzonte c’è da preparare il cruciale consiglio europeo del 17 luglio su bilancio Ue e piano di ripresa: il rischio che i paesi mediterranei si ritrovino a settembre senza liquidità è concreto, tanto più se rispetto ai negoziati della scorsa primavera non è stato fatto un solo passo in avanti in merito alle modalità di finanziamento. Il fronte del Nord capeggiato dai Paesi Bassi è inamovibile: continua a osteggiare i trasferimenti a fondo perduto, nemmeno quelli che in realtà verrebbero raccolti attraverso l’emissione di debito comune, e pretende di controllare come verrà speso il denaro.

Di qui l’urgenza di organizzare la visita del primo ministro Conte in Spagna e Portogallo, per rinsaldare i rapporti con gli alleati, e quindi in Olanda, per provare a smuovere il governo Rutte. La vicenda si presta naturalmente a diversi ordini di considerazioni e frappone più di un punto interrogativo fra le necessità finanziarie di un paese in difficoltà come l’Italia e l’effettiva disponibilità di risorse europee per foraggiare la ripresa. Al tempo stesso ribadisce l’urgenza di chiudere una volta per tutte il grande dibattito che infuria soltanto da noi sul famigerato Meccanismo europeo di stabilità (Mes), disponibile da subito ma dovendo prendere in prestito il denaro (benché a condizioni quasi azzerate) e ormai talmente radicalizzato da provocare paurosi cortocircuiti fra gli alleati di maggioranza e all’interno del M5s.

In queste crepe si inserisce l’offerta dell’ex primo ministro Berlusconi, che ha ribadito il pieno sostegno di Forza Italia a un eventuale voto parlamentare sul Mes: “per il bene del paese”, ha garantito pubblicamente l’ex cavaliere, benché non si possa escludere il tentativo di creare le condizioni affinché una collaborazione fra la maggioranza e la stessa Forza Italia possa essere in un domani praticabile. Se gli azzurri sono semplicemente sprofondati negli indici di gradimento popolare dietro a Lega e Fratelli d’Italia, in Parlamento dispongono ancora di ben 95 deputati e 59 senatori – numeri affatto secondari per calmierare l’ansia della maggioranza su calcoli che al Senato non tornano più, dopo l’emorragia di parlamentari degli ultimi tempi. Ma soprattutto per tentare di dare corpo anche qui alla cosiddetta maggioranza Ursula, quella che un anno fa votò la presidente della Commissione Ue e che in Italia potrebbe essere l’unica alternativa possibile all’attuale schema Pd-M5s che sostiene il Conte II.  Senza passare per un ritorno anticipato alle urne e nel solco di quanto auspicato da Prodi e altri ex presidenti del Consiglio: una collaborazione istituzionale dei partiti moderati ed europeisti per contrastare il ritorno al potere di forze populiste e antisistema.