Ucraina-Europa tra aiuto e cobelligeranza

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L’attenzione internazionale continua ad essere monopolizzata dal conflitto in Ucraina e dalle sue implicazioni sociali, politiche ed economiche. Le dichiarazioni del ministro della Difesa russo Sergey Lavrov sul rischio ormai di una terza guerra mondiale insieme alle esplosioni avvenute nella regione separatista filorussa della Transnistria in Moldavia fanno temere che il conflitto possa effettivamente estendersi anche al di fuori del territorio ucraino. Ad alzare ulteriormente la tensione sono state le parole del presidente russo Vladimir Putin secondo il quale, in caso di minaccia, Mosca impiegherà armi finora inutilizzate e non possedute dagli avversari. La stessa Russia che in settimana ha interrotto le forniture di gas a Polonia e Bulgaria, minacciando di fare lo stesso anche con altri Paesi che non effettueranno i pagamenti in rubli. Non hanno rassicurato nemmeno le affermazioni del segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, in visita sia a Mosca sia in Ucraina per il quale “la guerra non finirà con le riunioni ma solo quando la Federazione Russa deciderà di finirla”. Il sostegno all’Ucraina può determinare l’escalation del conflitto. E su questo tema i principali paesi occidentali, divisi tra interessi geopolitici e dinamiche politiche interne, stanno modellando i loro posizionamenti.

Italia: Roma rinnova il suo sostegno a Kiev. È stato il Ministro della Difesa Lorenzo Guerini ad anticipare martedì davanti al Gruppo di Consultazione riunito a Ramstein il supporto alle forze armate ucraine con un secondo decreto. Appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale, il testo dà il via a una nuova tranche di equipaggiamenti militari. Il nuovo provvedimento potrebbe infatti aggiungere un sostegno più corposo rispetto al precedente impegno, comprendendo l’invio di armi a carattere offensivo. La lista, spiega però Guerini, «è stata secretata per non mettere a rischio il nostro Paese e non informare colui che sta aggredendo il popolo ucraino». Sul tema degli equipaggiamenti resta ferma l’opposizione del MoVimento 5 Stelle, contraria all’invio di armi offensive. Intanto un filo tiene legati Mario Draghi, Joe Biden, Volodymyr Zelensky e Bruxelles. L’ex capo della BCE sarà in visita allo Studio Ovale il prossimo 10 maggio, la prima volta alla Casa Bianca da Presidente del Consiglio, e pianifica un viaggio sulla linea del fronte a Kiev che potrebbe seguire quello a Strasburgo per la plenaria – la prima da Premier – del 3 maggio. Un’agenda fittissima alla quale potrebbe aggiungersi un vertice europeo in Polonia. La Guerra in Ucraina offre a Roma l’opportunità di un nuovo slancio internazionale: ancorata al perimetro NATO ricorda l’antica amicizia con Mosca e si propone come mediatrice del conflitto. Nel mentre l’Italia punta verso l’Africa alla ricerca di nuove forniture energetiche. È il Copasir, nella nuova relazione sulle conseguenze del conflitto tra Russia e Ucraina nell’ambito della sicurezza energetica, a sottolineare la necessità di ridurre la dipendenza dal gas russo perseguendo una diversificazione delle forniture a partire dall’Africa: Algeria, Libia, Congo, Egitto.

Regno Unito: Sulla scia europea, anche Londra ha annunciato di voler mandare a Kiev missili a lungo raggio “Brismostone” e specifiche batterie “anti nave”. Sia il ministro della Difesa Ben Wallace, sia quello degli Esteri Liz Truss hanno spinto per un ampio riarmo dell’Occidente, per un incremento di forniture militari a Kiev e per il ritiro russo da tutta l’Ucraina, Donbass e Crimea inclusi, alimentando le tensioni tra Londra e Mosca. L’atteggiamento interventista del Governo inglese non si è attenuato nonostante la minaccia russa di rappresaglia contro i Paesi Nato dopo che il premier Boris Johnson aveva appoggiato gli attacchi ucraini contro le forze russe con armi fornite dai britannici.

Germania: Berlino rompe gli indugi e avvia la svolta. Il Bundestag con 586 voti favorevoli ha approvato l’invio di armi pesanti in Ucraina, una decisione storica per un paese tradizionalmente refrattario all’invio di materiale bellico pesante. Il Governo di Olaf Scholz, sulla scia del vertice di Ramstein, ha chiuso un accordo con il Parlamento per la consegna di carri armati antiaerei “Gepard” e per l’addestramento di soldati ucraini sul suolo tedesco. Nelle fasi preparatorie del conflitto la Germania si era dichiarata contraria all’invio di armamenti a sostegno di Kiev ma con l’acuirsi del conflitto e a seguito della pressione della NATO e UE Berlino ha ribaltato totalmente la sua posizione, avviandosi così verso una nuova fase di dinamismo militare.

Francia: La Francia, complice la campagna elettorale, ha sempre mantenuto un grande riserbo sulle consegne militari a Kiev. A svelare le carte sugli equipaggiamenti forniti è stato lo stesso Presidente Emmanuel Macron. In un’intervista rilasciata a Ouest France tra il primo e il secondo turno ha dichiarato la consegna di «armamenti importanti: dai missili Milan fino ai Caesar», sottolineando di agire in coordinamento con la Germania. La volontà della Francia, ribadita dal capo dell’Eliseo, è quella di non varcare la linea rossa evitando di entrare in uno stato di cobelligeranza e quindi di guerra aperta contro la Russia.