Renzi-Conte, fra scontri e tregue

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Se mai ve ne fosse stato bisogno, i quattro punti “fondamentali” fissati da Matteo Renzi in vista del faccia a faccia con il premier Giuseppe Conte chiariscono che dal singolo tema della prescrizione si è giunti adesso allo scontro a tutto campo fra Italia Viva (Iv) e partner di governo. Le proposte avanzate dall’ex sindaco di Firenze rispettano ogni crisma per mandare in frantumi l’attuale maggioranza parlamentare ed è per questo banale motivo che nascono come lettera morta. Averle evocate configura però l’ennesimo guanto di sfida lanciato all’indirizzo degli alleati, oltre che l’esistenza di un vero e proprio contro programma mai condiviso prima da opporre all’agenda Conte per il rilancio del Paese.

Per Renzi ci sarebbe difatti da lavorare alla “giustizia giusta”, con buona pace della contestata riforma Bonafede; a un piano shock da 120 miliardi sulle infrastrutture, per superare il lascito dello sblocca cantieri del Conte I; alla cancellazione del reddito di cittadinanza, la controversa misura-bandiera dei grillini; e infine alla riforma istituzionale sul premier eletto direttamente dal popolo, una fantasia che lo stesso presidente del Consiglio ha già bollato come “estemporanea”.

Non stupisca dunque la nuova ondata di fibrillazioni che ha colto governo e suoi epigoni, complice un atteggiamento in Aula che dice moltissimo della voglia di Iv di continuare a marcare la distanza politica fra sé e il resto della coalizione. Prova ne sia l’assenza di Renzi al voto di fiducia sulle intercettazioni al Senato, mentre alla Camera il suo gruppo votava per ben dieci volte con le opposizioni contro il parere dell’esecutivo sugli odg al Milleproroghe.

È in questo contesto che Renzi e Conte hanno comunque accettato di incontrarsi la prossima settimana, formalmente per tentare di uscire da uno scontro ormai permanente che blocca l’attività dell’esecutivo e con esso anche il Paese. Molto più realisticamente invece, per misurare i loro reali rapporti di forza, fra minacce sceniche di un prossimo abbandono della maggioranza da parte dei renziani o di chiamata a raccolta dei responsabili centristi o ex-Forza Italia per mettere in salvo il Conte II. Senza dimenticare la delicata partita delle nomine, ove gli alleati sono incappati in uno stallo immediato sulla Rai e quando all’orizzonte c’è ancora da assegnare poltrone cruciali (e ambite) come per Enel, Eni, Terna, Poste e Leonardo.

Il fatto è che la storia della dura contrapposizione politica fra i leader non nasce certo in queste settimane. Le insofferenze risalgono ai tempi in cui i due erano ufficialmente avversari, l’uno nei panni del capo del governo M5s-Lega e l’altro come senatore Pd. Se Conte era già il bersaglio preferito degli strali dell’ex segretario Dem quanto Palazzo Chigi era retto dal governo gialloverde, le cose non sono cambiate neppure successivamente con la nascita del nuovo esecutivo M5s-Pd – peraltro benedetto proprio da una sagace manovra tattica di Renzi. E in vista dell’incontro della prossima settimana, è facile associare la richiesta renziana a quell’«Enrico stai sereno» che nel 2014 anticipò di poco la defenestrazione del premier Letta da Palazzo Chigi: anche allora l’ex sindaco di Firenze accusava il capo del governo di immobilismo. Coincidenza che per il momento lascia aperte tutte le ipotesi.