Il punto della situazione dopo le consultazioni al Quirinale

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Le delegazioni del centrodestra e del M5s hanno chiuso questo pomeriggio il primo giro di consultazioni al Quirinale con il presidente Sergio Mattarella. In ballo c’è sempre da restituire un governo all’Italia dopo le dimissioni del premier Giuseppe Conte, rese necessarie dal sostanziale fallimento del suo tentativo di allargare il perimetro della maggioranza rimasta orfana di Italia Viva dopo lo strappo renziano.

Adesso Mattarella chiede ai partiti una soluzione rapida alla crisi, complice naturalmente il durissimo momento socioeconomico che attanaglia il paese e le difficoltà crescenti nella gestione della campagna vaccinale. È anche per questo motivo che il capo dello Stato si è mostrato scettico davanti alle ipotesi di rafforzare la maggioranza uscente con pattuglie raccogliticce di “responsabili” o di “costruttori”. Il Colle, infatti, vuole dai partiti una soluzione condivisa all’insegna della governabilità di lungo periodo.

Non sarà facile ricomporre i pezzi del puzzle e la crisi, come da tradizione, promette di rivelarsi particolarmente tortuosa. La maggioranza giallorossa che ha sostenuto il Conte II, depurata naturalmente di Italia Viva e con la new entry del gruppo Europeista formato a Palazzo Madama, si è mossa compatta sul nome di Giuseppe Conte. Soluzione che per il momento deve però fare i conti con l’indisponibilità renziana a sostenere nuovamente l’avvocato del popolo.

Ciò mette M5s e Pd davanti a un bivio: chiudere definitivamente con l’ex sindaco di Firenze, come vorrebbero molti grillini (ma salvo dover rinunciare ai suoi 18 senatori, ancora fondamentali per la stabilità della maggioranza a Palazzo Madama), oppure prendere tempo per negoziare le condizioni del suo rientro. Un’ipotesi durissima da digerire per i partiti del “mai più con Renzi” e che riconsegnerebbe a Italia Viva quello stesso potere di ricatto nei confronti del premier esercitato con grande spregiudicatezza da dicembre a questa parte.

Renzi è stato del resto l’unico leader della ex maggioranza a non esprimersi ufficialmente a favore del Conte III, proponendo a Mattarella di assegnare invece un mandato esplorativo a una figura diversa dall’ex premier per sondare il terreno e preparare la pace fra gli ex avversari. Dal punto di vista renziano, Conte è del resto parte in causa nella lite e quindi poco indicato per fare la figura del paciere. Senza contare il fatto che non è ancora riuscito a mettere in piedi una sua maggioranza alternativa al Senato.

I nomi che circolano per il ruolo “dell’esploratore” sono quelli del presidente della Camera Roberto Fico e in subordine della ministra dell’Interno Luciana Lamorgese. Fico tentò di condurre in porto il negoziato per un governo M5s-Pd già dopo le elezioni del 2018, mentre Lamorgese potrebbe essere il tecnico super partes in grado di rassicurare i duellanti. Renzi avrebbe comunque già esposto le condizioni per un suo rientro in maggioranza: oltre alla sostituzione di tre ministri chiave (Mef, Giustizia e Scuola), il riconoscimento politico del ruolo di Italia Viva nella coalizione da parte degli alleati.

La strada, come si diceva, è dunque particolarmente stretta. Ed è anche per questo motivo che, in attesa di novità in seno all’area di centrosinistra, sullo sfondo resta congelata (ma non dimenticata) la pista che porta al pieno coinvolgimento di Forza Italia in un nuovo esecutivo. È lo scenario della “maggioranza Ursula”, il nome scelto per perimetrare il gruppo di partiti politici che un anno e mezzo fa votarono la signora Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione europea. Per realizzarla servirebbe un grande passo in avanti verso Silvio Berlusconi da parte delle attuali forze di maggioranza. Ipotesi plausibile dal punto di vista del Pd ma quasi indigeribile per il M5s, a meno di non voler esporre il Movimento al rischio di profonde lacerazioni interne. Al tempo stesso, sarebbe l’unico modo per disinnescare una volta per tutte il ricatto renziano.