Governare non sarà facile

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Un’analisi di Gazprom sostiene che, se anche i grandi Paesi europei riusciranno a portare le scorte di gas “vicine al massimo livello” consentito dagli stoccaggi, ciò “non garantirà loro di superare l’autunno-inverno senza problemi”. Un esempio: la Germania, tra l’1 ottobre ’21 e il 31 marzo ‘22, ha consumato 57 miliardi di metri cubi di gas, cioè 9,5 miliardi al mese. I livelli delle scorte attuali – l’84% degli stoccaggi e 18,3 miliardi di metri cubi – “sono comparabili ai consumi di due mesi su sei” nella stagione invernale”.

Le sanzioni occidentali dovevano accelerare il default russo e dissanguare il regime putiniano, levargli i mezzi per la guerra ucraina, scatenargli contro il malcontento popolare e accelerarne eventualmente la caduta. Secondo l’Fmi, non sta andando così: in Russia il calo del Pil nel 2022 sarà del 6%, non dell’11%.

Tuttavia, secondo l’agenzia di rating Fitch, l’Ue “ha una strategia credibile per mitigare gli effetti peggiori d’uno stop alle importazioni di gas dalla Russia nel 2023, subordinata però a rapidi aggiustamenti dell’equilibrio tra offerta e domanda”, ed è in grado di “resistere alla crisi del gas russo” anche “se non senza dolore”. Per Fitch, il “processo di aggiustamento peserà sull’economia e sulle aziende dell’Eurozona in modo meno severo di alcune stime preliminari fatte sul mercato”. In uno scenario di flussi al 20% per il 2022 e di stop nel 2023, Fitch stima un effetto negativo sul Pil Ue dell’1,5-2%, del 3% sulla Germania e del 2,5% sull’Italia.
Anche a Cernobbio il tradizionale sondaggio sul sentimento degli imprenditori presenti ha sottolineato una forte preoccupazione. L’impatto dell’aumento dei costi dell’energia sulle performance delle aziende sarà per la maggioranza della platea di Cernobbio rilevante (39%). Molto grave invece lo definisce il 17% e grave il 20,3%. Infine, l’allerta sulle aspettative per l’aumento dei prezzi nei prossimi 12 mesi sarà massima per il 21,1% dei presenti, ma in media il sentiment è di grande attenzione e preoccupazione.

Tutto questo per dire che governare l’Italia nei prossimi mesi non sarà facile. Soprattutto pensando che il perimetro è quello segnato dalla recrudescenza della pandemia e dall’inflazione galoppante, assestata intorno all’8,4%.

La campagna elettorale fino a questo momento è stata prevalentemente un susseguirsi di ciarle, più di natura ideologica che programmatica, che sembrano tra l’altro non avere minimamente intaccato il potenziale volume dell’astensionismo (diffuso soprattutto tra i giovani). Il Meeting di Rimini, già chiuso, e il Forum di Cernobbio, da venerdì a domenica, sono la prima vera occasione per un confronto più analitico sui principali problemi che interessano la grande industria, il mondo del lavoro, la piccola e media impresa, le famiglie e anche gli interlocutori esteri. Questi ultimi si sono interessati al fenomeno “Meloni”, la principale candidata, al momento, alla presidenza del Consiglio. E se ad agosto la Pravda da Mosca ne criticava le posizioni atlantiste, da Venezia Hillary Clinton l’ha indicata positivamente come una figura di rottura di cui c’è bisogno in questo momento.

Anche gli occhi del Financial Times sono puntati sull’Italia, come ha dimostrato l’analisi del quotidiano britannico a fine agosto, in cui si palesavano i timori sul nostro sistema finanziario, aggravato dal debito pubblico molto alto, in un quadro segnato dall’instabilità politica in un contesto internazionale di gravi crisi.

Governare, quindi, non sarà facile. È fuori dubbio. Aiuterebbe una forte continuità con quanto di buono fatto dal governo Draghi, motivo per cui la Meloni sembra si stia già portando avanti, coltivando “buoni uffici” e costruttive collaborazioni con il Presidente del Consiglio uscente (alcuni parlano anche di possibile mantenimento in futuro di alcuni ministri dell’attuale governo in caso di vittoria di Fratelli d’Italia). E servirebbe anche una solida maggioranza, per l’ottenimento della quale servono tanti voti. E forse anche per questo i leader si stanno contendendo l’elettorato più giovane, quello attualmente più indeciso e svogliato. Il canale l’hanno trovato, è Tik Tok. Ora bisognerà vedere come lo useranno, perché quello che fa la differenza non è parlare ai giovani, ma parlare come i giovani.