Il vertice Biden-Putin congela la guerra in Europa

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Martedì 7 dicembre si è svolto il vertice bilaterale virtuale fra il presidente degli Stati Uniti Joe Biden e l’omologo della Russia Vladimir Putin. I due capi di Stato rivali hanno discusso a lungo della situazione in Europa orientale, spezzata da venti di guerra dal Baltico alla Crimea, riuscendo ad allentare la tensione della vigilia senza però giungere a un accordo definitivo.

Biden è arrivato all’incontro con l’obiettivo di non provocare ulteriormente Mosca. La superpotenza sta già insidiando ampiamente la Russia nel suo estero vicino, fin dentro l’Ucraina e la Bielorussia che rappresentano gli ultimi baluardi del tradizionale spazio d’influenza imperiale russa in Europa.

Gli Stati Uniti sono concentrati sulla sfida cinese nell’Indo-Pacifico e non hanno nessuna intenzione di foraggiare una crescita della tensione con Mosca che potrebbe provocare una guerra dagli esiti imprevedibili. Temono persino che in questa fase d’incertezza siano i baltici a scatenare un conflitto, dopo avergli appaltato la prima linea del contenimento della Russia nel corso dell’ultimo decennio.

Proprio per questo motivo, oltre a ventilare l’imposizione di tremende sanzioni, Biden ha confermato che non intende inviare soldati americani in Ucraina. Un messaggio rivolto ai russi ma soprattutto alle capitali est-europee più agguerrite contro Mosca.

Dopo l’incontro da remoto, il capo della Casa Bianca ha avuto una telefonata collettiva con i leader di Francia, Regno Unito, Germania e Italia. Lasciando per un secondo momento l’interlocuzione con i capi di Stato e di governo di Ucraina, Polonia e degli altri paesi baltici.

Questione di priorità diplomatiche, certo, come pure la volontà americana di tenere distanti dal centro dell’azione le cancellerie più bellicose del continente. Quelle che pur trovandosi in prima linea in un ipotetico conflitto, sarebbero ben felici di trascinare in guerra gli Usa contro la Russia.

Nel complesso l’atteggiamento americano conferma che Washington non vuole aprire a Mosca per usarla contro Pechino, reputata una minaccia non ancora abbastanza pericolosa da determinare un cambio di strategia Usa. Se è vero che da una parte ha frenato l’intraprendenza baltica, polacca e ucraina, dall’altra Biden non si è mostrato disponibile a firmare alcun tipo di accordo con Putin riguardante il dossier europeo.

Il presidente americano ha poi annunciato un incontro a breve tra Russia e almeno quattro tra i principali paesi della Nato. È probabile che si tratti di Italia, Germania, Francia e Gran Bretagna, ovvero i tre membri dell’Alleanza Atlantica più aperti al dialogo con la Mosca e uno – il Regno Unito – posizionato da sempre sulla linea dura.

L’esito tutto sommato interlocutorio del vertice – impedire il precipitare della tensione in una guerra aperta in Europa – è esattamente quanto sperava anche Putin.

Negli ultimi vent’anni, difatti, la Federazione russa è stata respinta dal cuore del Vecchio Continente dall’espansione della Nato di svariate centinaia di chilometri a est e oggi è sulla difensiva strategica.

Messo con le spalle al muro, l’inquilino del Cremlino segnala che pur di bloccare l’ingresso di Kiev nella Nato è disposto a fare la guerra ammassando truppe ai suoi confini. Salvo poi bussare alla porta della Casa Bianca nel tentativo di evitare un conflitto che sarebbe devastante anche per il suo paese.

Di qui l’idea di rilanciare il negoziato per l’applicazione degli accordi di Minsk, evocata da più parti dopo il vertice in videoconferenza. L’ipotesi dispiace più a Kiev che a Mosca, dal momento che implica un assetto federale ucraino che permetterebbe ai russi di tenere un piede ben saldo nelle istituzioni ucraine.

Infine il presidente russo avrà certamente trovato il modo di dire a Biden che nonostante la crisi con gli occidentali, la Russia non ha nessuna intenzione di farsi risucchiare dalla Cina in un’alleanza senza alternative. Proprio le pressioni americane sono state l’innesco del grande avvicinamento tra Mosca e Pechino di questi anni.

Per arrivare a un accomodamento generale in Europa serviranno tempo e pazienza, soprattutto quando ci sono da ridisegnare le sfere d’influenza andate in frantumi dopo la fine della guerra fredda. Di certo c’è che l’invasione dell’Ucraina non è per domani.