Il fisco porta il governo in campagna elettorale

La delega fiscale entra nella sua fase più politica. Dopo diciotto decreti legislativi e il completamento degli otto Testi unici, il governo può rivendicare di avere rimesso ordine in una materia stratificata e spesso indecifrabile. Ma ora il numero dei provvedimenti conta meno dei risultati. Per famiglie e imprese la riforma sarà giudicata sulla semplicità degli adempimenti, sulla certezza delle regole e soprattutto sulla possibilità di pagare meno. È su questo terreno che il fisco comincia a intrecciarsi con la campagna elettorale del 2027. Il centrodestra ha costruito la propria riforma attorno all’idea di un rapporto meno conflittuale tra Stato e contribuente, intervenendo su sanzioni, concordato preventivo, adempimento collaborativo e riordino delle norme. Resta però difficile individuare una misura capace di rappresentare da sola l’intero percorso. Anche perché il dato complessivo continua a essere politicamente scomodo: nel 2025 la pressione fiscale è salita dal 42,4 al 43,1 per cento del Pil, soprattutto per l’aumento dei contributi sociali. Non significa che tutte le imposte siano cresciute, ma rende più complicato sostenere che il peso del fisco sia già diminuito in modo percepibile. La prossima legge di bilancio diventa quindi il passaggio decisivo. Forza Italia punta sull’allargamento del taglio Irpef al ceto medio, sulla detassazione delle tredicesime più basse e su nuovi incentivi per giovani, famiglie e imprese. La Lega continuerà a insistere sulla pace fiscale e sulle cartelle. Fratelli d’Italia dovrà tenere insieme queste richieste con i vincoli di bilancio e con la prudenza del ministero dell’Economia. Più che una divisione sulla linea generale, è una competizione per scegliere la misura simbolo con cui presentarsi agli elettori. Il vero nodo è chi debba beneficiare dei prossimi interventi. I lavoratori dipendenti chiedono di recuperare il potere d’acquisto, gli autonomi difendono il regime forfettario, le imprese chiedono stabilità e incentivi agli investimenti. Ogni scelta fiscale individua un pubblico preciso e finisce inevitabilmente per diventare anche una scelta elettorale. È in questo clima che assume un significato particolare il richiamo di Sergio Mattarella contro tensioni elettorali «piuttosto intempestive». Il voto è ancora lontano, ma i partiti si stanno già muovendo: la legge elettorale arriverà al Senato a settembre, nella maggioranza si discute delle future candidature e c’è chi ha persino evocato un possibile futuro di Giorgia Meloni al Quirinale. La delega fiscale segna così il passaggio dalla fase delle riforme a quella del consenso. Il governo ha quasi completato l’architettura normativa; adesso deve dimostrare che produca effetti concreti. Sul fisco la campagna elettorale non è stata ancora dichiarata, ma è già cominciata.