LAVORO AGILE NELLA PA: COINVOLTO PIÙ DEL 20% DEI DIPENDENTI DEI COMUNI CAPOLUOGO
LAVORO AGILE NELLA PA: COINVOLTO PIÙ DEL 20% DEI DIPENDENTI DEI COMUNI CAPOLUOGO
L’analisi di Centro REP sulla geografia dello smart working e la capacità amministrativa degli enti locali
- Oltre 1 dipendente su 5 lavora in modalità agile nei Comuni capoluogo
- Punte oltre il 45% in alcune città: Bologna e Terni guidano la classifica
- Ancora forte il divario territoriale: Nord al 27,8%, Sud fermo all’8,8%
30 marzo 2026 – Il lavoro agile è ormai una modalità organizzativa presente anche nella PA locale, sebbene la sua diffusione resti ancora molto disomogenea tra territori e amministrazioni. È quanto emerge da un’analisi del Centro di Ricerca sugli Enti Pubblici (Centro REP) dedicata alla “Geografia del lavoro agile nella PA locale: il caso dei Comuni capoluogo di provincia”, realizzata nell’ambito delle attività di monitoraggio sulla capacità amministrativa delle PA.
Secondo i dati elaborati su fonti MEF (2023), nei Comuni capoluogo di provincia il 20,3% dei dipendenti a tempo indeterminato lavora in modalità agile. Il dato indica che lo smart working è ormai presente nelle amministrazioni locali, anche se non ancora pienamente consolidato come modello organizzativo diffuso.
L’analisi evidenzia tuttavia una forte variabilità tra gli enti. Alcuni Comuni presentano livelli molto elevati di utilizzo del lavoro agile: in testa alla classifica si collocano Bologna (47,2%) e Terni (45,1%), seguite da Bergamo (42,3%), Genova (41,9%), Arezzo (41,9%), Firenze (41,7%) e Milano (40,3%). In queste amministrazioni quasi la metà del personale svolge parte della propria attività lavorativa in modalità agile.
All’estremo opposto si registrano casi in cui è ancora poco diffuso. Alcuni Comuni presentano percentuali inferiori all’1% e oltre un quarto dei capoluoghi di provincia (26,8%) non ha attivato alcuna posizione di smart working.
Non solo, dallo studio di Centro REP emerge anche un forte divario territoriale: nei Comuni del Nord Italia la quota di dipendenti in smart working raggiunge il 27,8%, mentre scende al 16,1% nel Centro e all’8,8% nel Sud. A livello regionale i valori più significativi si registrano in Liguria (35,8%), Lombardia (33,5%) e Trentino-Alto Adige (33,5%), mentre nel Mezzogiorno la diffusione risulta molto più limitata, con percentuali particolarmente basse in regioni come Basilicata (0,5%) e Sicilia (1,2%).
Un ulteriore elemento riguarda la dimensione demografica degli enti. Nei grandi Comuni, quelli con oltre 250 mila abitanti, il lavoro agile coinvolge il 24,8% dei dipendenti, mentre la quota scende al 17,1% nei Comuni medi e al 4,6% nei Comuni più piccoli. Un dato che suggerisce che la diffusione dello smart working è strettamente legata alla capacità organizzativa e tecnologica delle amministrazioni. Secondo Centro REP, infatti, le differenze osservate tra territori e tra enti di dimensione diversa indicano che l’adozione del lavoro agile non dipende soltanto dal quadro normativo, quanto soprattutto dalla disponibilità di infrastrutture digitali, competenze gestionali e modelli organizzativi adeguati.
Per rafforzare l’adozione di questa modalità di lavoro e ridurre le disparità territoriali, Centro REP sottolinea l’importanza di intervenire su alcune leve fondamentali quali: potenziamento della digitalizzazione degli enti locali, sviluppo delle competenze organizzative e manageriali, integrazione del lavoro agile nella programmazione strategica e nei sistemi di performance, e maggiore supporto organizzativo alle amministrazioni di dimensioni più ridotte.
Centro REP svolge attività di analisi sul funzionamento della macchina amministrativa degli enti pubblici italiani con l’obiettivo di mappare la performance complessiva e individuare punti di forza e criticità organizzative, supportando così interventi di miglioramento. In questa prospettiva, il lavoro agile non rappresenta soltanto uno strumento di flessibilità lavorativa, ma un indicatore chiave della capacità amministrativa degli enti locali e del loro grado di ottimizzazione dell’organizzazione del lavoro pubblico, migliorando al tempo stesso efficienza, qualità dei servizi e benessere organizzativo.