Lo psicodramma della legge di Bilancio

Voiced by Amazon Polly

Nella settimana in cui governo e soci di maggioranza superano più o meno indenni l’appuntamento al Senato sulla riforma del fondo salva-Stati (il M5s lascia infatti sul campo tre senatori, passati alla Lega, e il perimetro della coalizione si assottiglia ulteriormente mentre permangono le tensioni fra gli alleati), la discussione parlamentare per l’approvazione della legge di Bilancio ci ricorda che nel mentre è ancora in pieno corso di svolgimento una battaglia senza quartiere tra i principali protagonisti della politica italiana e altri attori a vario titolo coinvolti.

Di anno in anno le settimane autunnali e poi invernali che scandiscono la gestazione della manovra finanziaria sono senza alcun dubbio le più frenetiche per legioni di politici, funzionari pubblici, imprese e sindacati, giornalisti, associazioni, società di public affairs e singoli professionisti. E il fatto che la legge poi approvata spesso al fotofinish necessiti il più delle volte di ulteriori decreti attuativi prima di poter divenire a tutti gli effetti operativa (verso primavera del nuovo anno) è il segnale di quanto detto percorso di guerra sia divenuto col tempo sclerotizzato e disfunzionale.

Dopo giorni di rinvii, discussioni, ipotesi di modifica e passi falsi, in settimana la Commissione Bilancio di Palazzo Madama ha dato via libera al testo della manovra, approdata in Aula in vista del voto di fiducia al maxiemendamento finale annunciato dal governo per la giornata di lunedì prossimo. La finanziaria passerà a quel punto alla Camera, che con ogni probabilità si limiterà a ratificare le decisioni di Palazzo Madama visto il poco tempo a disposizione per approvarla prima di fine anno nel caso di nuove modifiche al testo. Se le cose dovessero andare in questo modo, sarebbe soltanto la quarta volta in oltre 25 anni dall’inizio della c.d.

Seconda repubblica che viene saltato il secondo passaggio nell’approvazione di una legge di Bilancio. Le altre volte furono il 2010, 2011 e 2016 e ciò, forse, contribuisce a spigare parte dell’irritazione manifestata dal capo dello Stato per i tempi di approvazione della finanziaria e le sue modalità di discussione al Senato. Il punto è che come da tradizione ormai immemore questo strumento concepito per mettere ordine in una situazione contabile pubblica compromessa si dimostra sempre meno capace di perseguire politiche veramente strutturali, a tutto vantaggio invece di obiettivi immediati e di facile consenso per i partiti. Non stupisce allora che ai nobili proclami autunnali sul rientro del debito, tagli della spesa pubblica, lotta all’evasione e riduzione delle imposte, ogni inverno la classe dirigente nazionale sappia far seguire puntualmente solo il classico gioco dello scaricabarile e della contrapposizione tra comparti sociali e industriali.

Sugar tax vs. web tax, plastic tax vs. aviation tax, sigarette elettroniche vs. sigarette tradizionali, auto aziendali vs. gioco d’azzardo e via discorrendo. Provocando un grave cortocircuito comunicativo e mediatico che finisce anche per alimentare l’apparentemente irreversibile processo di affrancamento della società italiana nei confronti dei referenti del vecchio sistema partitico, sempre meno capace di cogliere la domanda di innovazione e di cambiamento proveniente dai cittadini e al contrario fatalmente prigioniero di schemi liturgici polverosi e superati.