Le pagelle della Fase1

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  1. Giuseppe Conte – presidente del Consiglio dei ministri

È stato il protagonista assoluto dell’emergenza, punto di riferimento per milioni di italiani al tempo del lockdown con l’onere di gestire la crisi peggiore della storia repubblicana. Una performance fatta di luci e ombre, fra cui le gaffe comunicative in tv e la gestione elefantiaca delle task force anti-Covid. Su di lui aleggia lo spettro di Churchill, che sconfisse i nazisti salvo essere messo alla porta senza troppe cerimonie dai britannici alle elezioni del 1945.

  1. Matteo Salvini – segretario federale della Lega Nord

È vero che i sondaggi sanno rivelarsi tremendamente effimeri, ma il calo di gradimento registrato in questi ultimi mesi è davvero preoccupante per chi ambisce a recitare la parte del leader nazionale. Lo spartito è sempre lo stesso, ma il pubblico in questo momento cerca ben altro genere di sinfonie. Il capo leghista si trova a un bivio: cedere alle larghe intese oppure accettare un futuro (declinista?) di opposizione marginalizzata.

  1. Nicola Zingaretti – segretario del Partito Democratico e presidente della Regione Lazio

Semplicemente non pervenuto. Prima l’infelice episodio dello scenografico aperitivo meneghino, poi la sfortuna del contagio e la pronta guarigione. Una leadership assente che rappresenta bene il momento d’introversione dei Dem. Ha problemi anche in Regione ma per il Pd resta comunque una preziosa figura di mediazione in seno alla traballante coalizione di governo.

  1. Matteo Renzi – presidente di Italia Viva

Come sempre profetico nell’anticipare l’evoluzione del quadro politico italiano, è stato il primo ha evocare con decisione la necessità di aprire una fase 2. Iperattivo, dopo aver estromesso Salvini dal potere e gettato le basi del governo M5s-Pd ora potrebbe guidare la transizione verso l’unità nazionale, complice il fatto di avere poco o nulla da perdere vista l’incapacità di creare consenso da parte di IV. Ma restano le tante frizioni strutturali con gli alleati in essere da ben prima del Covid.

  1. Luigi Di Maio – ministro per gli Affari esteri

Prova a guidare il M5s anche senza avere più ruoli formali, ma la verità è che l’unica àncora di salvezza per il movimento balcanizzato si chiama Giuseppe Conte. Il partito rischia infatti una triplice scissione, l’alternativa è accettare lo scivolamento nel’irrilevanza. Preoccupano le reiterate manifestazioni di vicinanza alla Cina professate da un ministro che dovrebbe avere invece a cuore gli interessi del paese nell’agone internazionale.

  1. Silvio Berlusconi – presidente di Forza Italia

Si dice che l’esperienza possa fare la differenza nei momenti di difficoltà. L’ex primo ministro punta a presentarsi come un fattore di stabilità in un sistema a rischio scivolamento  nel caos (qualcuno ha detto Mes?). Con buona pace degli alleati, sempre pronti ad azzannare la giugulare della maggioranza pur di ribaltare le gerarchie parlamentari. Potrebbe restituire a Salvini il favore che il leghista gli fece nel 2018, correndo assieme alle regionali che si svolgeranno in autunno.

  1. Giorgia Meloni – presidente di Fratelli d’Italia

Indossa la solita maschera truce e battagliera anche in piena emergenza. Arringa la truppa e incalza il governo, ma le ricette appaiono le stesse di sempre. Così si accontenta di eccitare gli animi di un elettorato pago dei suoi discorsi e può puntare a sottrarre consensi all’alleato leghista in difficoltà. Sarà come da tradizione opposizione dura e pura fino alle prossime elezioni. E forse anche dopo.

  1. Presidenti di regione

Giudizio complesso e articolato, nel bene e nel male ciascuno di essi ha le sue ragioni e coloro che sembrano bravi in realtà potrebbero essere stati solo molto fortunati. E viceversa. Di sicuro c’è che a emergenza finita sarà necessario rimettere mano alla ripartizione dei poteri fra Stato centrale ed enti locali. Una missione ai limiti del possibile per una classe dirigente divisa su tutto. L’alternativa è assistere a un ulteriore approfondimento delle faglie che minacciano di spaccare l’Italia.

  1. Virologi

Categoria di esperti il cui apporto è ineludibile nel contrasto all’infezione, vivono una fase di sovraesposizione mediatica esagerata. Talk e tg non possono farne a meno e loro non si sottraggono, c’è chi dice per dovere di professione chi invece per le possibili prospettive di business o di carriera politica a fine emergenza. Se la scienza non è in grado di fornire certezze inconfutabili, a lungo andare l’over-presenzialismo rischia di creare solo rigetto presso un pubblico umorale e scostante come quello italiano.

  1. Task force

Nel bene e nel male sono state la grande novità della crisi da Covid-19. Arrivate in pompa magna anticipate da magnifiche e risolutive prospettive, sono sparite altrettanto rapidamente nella più completa irrilevanza. Feroci le polemiche sulla scarsa trasparenza legata ai criteri di nomina o alle discussioni svolte, davvero scarsa l’informazione sui loro illuminati consigli al governo. Finiremo l’emergenza chiedendoci: “Perché?”