La campagna vaccinale è a una svolta

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La campagna vaccinale sta prendendo velocità e si avvicina a un’importante svolta simbolica, con quasi la metà degli italiani che ha ricevuto almeno una dose di vaccino. In settimana le Regioni sono state autorizzate ad aprire alle prenotazioni senza più seguire le categorie di età, con ottime risposte soprattutto da parte dei più giovani.

La tendenza è ancora embrionale e dovrà essere validata nei giorni a venire, quando tutte le Regioni avranno aperto le loro adesioni e sarà possibile stilare un quadro di portata effettivamente nazionale. I numeri per il momento dicono che soprattutto in Lombardia, Calabria, Veneto, Abruzzo, Campania, Sicilia e naturalmente nel Lazio la richiesta dei vaccini sta andando ben al di là delle migliori aspettative.

Per il governo e il commissario Francesco Figliuolo si tratta di notizie molto positive, che certificano quanto di buono è stato fatto finora per debellare la pandemia in Italia. La vera sfida sarà quella di mantenere il ritmo delle inoculazioni ben oltre l’ondata di queste prime ore, riuscendo a convincere a vaccinarsi anche lo zoccolo duro degli scettici e dei “no vax”.

Un altro nodo da sciogliere riguarda le vacanze e la data prevista per il secondo richiamo, motivo per cui lo stesso Figliuolo ha esortato i presidenti regionali a mostrarsi flessibili specialmente per quanto concerne la prenotazione della seconda dose ora che al centro del piano vaccinale ci sono proprio i più giovani.

Nel frattempo i partiti della maggioranza hanno trovato l’accordo sulle riaperture, che nelle ultime settimane erano state l’ultimo grande tema di dibattito pubblico per i protagonisti della politica in cerca di visibilità. Con le Regioni che cominciano a tingersi di bianco (da lunedì usciranno dal giallo anche Abruzzo, Liguria, Umbria e Veneto), il tema ha riguardato la querelle su pranzi e cene al chiuso e all’aperto – divenuti in questi mesi l’emblema di un paese in cerca della sua normalità dopo il coronavirus.

Il compromesso mediato dal presidente Mario Draghi ha messo d’accordo la linea del rigore incarnata dal ministro della Salute Roberto Speranza con il fronte ‘aperturista’ capitanato dalla ministra degli Affari regionali Maria Stella Gelmini. Confermando una volta di più il ruolo apicale assunto dall’ex presidente Bce negli equilibri di potere italiani. Draghi sta di fatto trasformando la carica di presidente del Consiglio da primus inter pares dell’esecutivo (ostaggio delle forze politiche) nel capo effettivo del governo.

Non è un dettaglio da sottovalutare. Con i partiti ancora allo sbando a causa della pandemia, l’Italia potrebbe avere davanti a sé una preziosa e forse irripetibile opportunità per provare a realizzare in un clima di condivisione l’ormai necessaria riforma del sistema. Il ministro della Difesa Lorenzo Guerini ha parlato di un’occasione per modernizzare le istituzioni del paese con l’obiettivo di avere processi decisionali più snelli e più fluidi, in grado di mantenere la Repubblica italiana al passo con i tempi.

Persino la gestione del Recovery Fund è stata totalmente depoliticizzata e accentrata nelle mani dell’inquilino di Palazzo Chigi e dei suoi fedelissimi. Un risultato incredibile per una classe dirigente che fino a questo momento aveva sostanzialmente bandito il concetto di responsabilità e per cui ogni occasione di spesa di fondi pubblici si trasformava nel proverbiale assalto alla diligenza.

Così ai partiti non restano che le schermaglie quirinalizie, in attesa che la partita entri davvero nel vivo verso fine anno e dopo il grande ciclo di elezioni amministrative dell’autunno. Si attendono di conoscere soprattutto le mosse del capo dello Stato Sergio Mattarella e di Draghi stesso: il primo ha reiterato in diverse occasioni di considerare concluso il suo incarico al Quirinale, mentre il secondo rischia di essere ancora una volta l’ago della bilancia in grado di mandare in tilt i calcoli del sistema.