Il gioco delle parti su Siri può mandare in tilt l’alleanza M5s-Lega

Non accenna a diminuire la diatriba sulle dimissioni (per il momento, mancate) di Armando Siri, il sottosegretario leghista alle Infrastrutture indagato per corruzione che da giorni è al centro del violento scontro politico fra M5s e Lega. Poco importa che la fatidica inchiesta si basi sulle supposizioni degli inquirenti e su una ricostruzione largamente preliminare dei fatti, con due soggetti a parlare di una terza persona (ossia il senatore Siri) senza che esista alcun riscontro concreto e, soprattutto, in un contesto dai contorni poco definiti. Giacché quel che rileva è soprattutto la durezza del botta e risposta incrociato fra gli alleati di governo, perfettamente a loro agio nelle parti di maggioranza e opposizione di sé stessi e ormai completamente avviluppati dall’ansia di comunicazione e dalle liti preelettorali.

Nella vicenda colpisce anche la subitanea discesa in campo dei principali quotidiani nazionali, con prese di posizioni pesanti in favore dell’una o dell’altra tesi e vere e proprie esegesi degli atti della magistratura. Se nell’edizione di venerdì 26 aprile La Verità di Maurizio Belpietro sostiene a spada tratta l’inesistenza dell’intercettazione che incastrerebbe Siri, per tutta risposta La Repubblica e Il Fatto Quotidiano ribattono che la prova regina esiste (ma su quali basi lo sostengono?) e che “altro potrebbe pur sempre arrivare”. L’opinabile giuoco delle parti conferma che la vicenda Siri è davvero depositaria del potenziale di mandare in tilt il rapporto fra 5Stelle e Lega, sempre meno capaci di dar seguito ai contenuti del loro contratto di governo nel timore di dimostrare la propria infallibilità e financo superiorità morale. Oltre che tragicamente esposti alle mosse e pressioni di chi, nel Paese, tifa per il successo del Governo Conte o al contrario non ne ha mai potuto tollerare la costituzione.

Così, il conflitto apparentemente senza tregua fra M5s e Lega finisce per far passare in secondo piano persino la valorizzazione dei provvedimenti faticosamente adottati per dare respiro a un’economia in difficoltà. Emblematico l’esito del Consiglio dei ministri di martedì, chiamato ad approvare il decreto Crescita dopo i rinvii e le sollecitazioni del capo dello Stato e totalmente eclissato dalla polemica su Armando Siri e lo stralcio della norma c.d. Salva Roma. Non è certo un caso se giusto in questa fase comincino a far capolino i primi sondaggi d’opinione anticipatori della fine della luna di miele tra gialloverdi e corpo elettorale.

Con il secondo pericolosamente stufo dello stallo politico che immobilizza da troppo tempo l’attività dell’esecutivo, ostaggio di beghe, ricatti e polemiche. Stando così le cose, è lecito domandarsi come sarà possibile superare indenni il voto delle europee e soprattutto dar seguito all’esperienza governativa congiunta. Tanto più se le elezioni di fine maggio dovessero davvero confermare il ribaltamento nei rapporti di forza interalleati ravvisato in questi mesi, così come un certo recupero consensuale nelle altre forze del centrodestra.

Se M5s e Lega dovessero invece decidere di staccare la spina al governo prima del voto, sarà interessante scoprire se gli italiani saranno chiamati a esprimersi in merito alle implicazioni dell’inchiesta oppure, al contrario, sui conseguimenti di un anno del governo del cambiamento.