Il G7 di Cornovaglia rilancia l’Occidente contro la Cina

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Si è aperto in Cornovaglia il primo G7 degli ultimi due anni con i leader riuniti in presenza. Sarà il vertice del rilancio del multilateralismo dopo la controversa presidenza Trump e del contenimento dell’ascesa cinese. Si tratta di due obiettivi-chiave per il presidente Usa Joe Biden, che punta a sfruttare il vertice per rilanciare la leadership americana in un mondo in profonda trasformazione.

Si parlerà di pandemia, ricerca e vaccini, come pure di ambiente, commercio e soprattutto di global tax – la tassa sulle multinazionali tecnologiche approvata dai ministri delle Finanze del G7. L’annuncio di un coordinamento internazionale sulla tassazione alle imprese è un evento davvero storico.

La proposta si fonda su due pilastri: tassa minima cumulativa del 15% sui profitti per tutte le multinazionali (per depotenziare i paradisi fiscali) e sovrattassa per le imprese più grandi con margini di profitto al 10% (per obbligarle a pagare le imposte in tutti i paesi dove operano e non solo in quello della sede legale).

L’iniziativa è di chiara matrice americana, a riprova del fatto che con Biden alla Casa Bianca il vento “finanziario” globale sia profondamente cambiato. In questo modo Washington intende rispondere alle due crisi gemelle degli ultimi dieci anni (finanziaria del 2008, scaturita negli Usa, e sanitaria del 2019, nata in Cina) che hanno mandato in crisi la globalizzazione.

La superpotenza guida la riscossa degli Stati anche sul fronte dell’esercizio della sovranità fiscale dopo decenni di detassazione generalizzata: contrariamente a quanto predicava il verbo mondial-economicistico all’inizio del nuovo Millennio, oggi l’intento è di riaffermarla nell’ambito di un coordinamento di tipo intergovernativo.

La proposta americana abbracciata rapidamente dai restanti partner del G7 (Canada, Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Giappone) dovrà essere estesa ad altri attori di rilievo per portare frutti. Di qui l’invito a partecipare ai lavori anche ad Australia, Corea del Sud, India e Sudafrica – paesi che ciascuno a modo proprio (soprattutto i primi tre) partecipano al contenimento di Pechino nell’Indo-Pacifico al fianco degli Stati Uniti.

Un altro grande tema destinato a dominare i lavori del G7 di Cornovaglia sarà la reazione delle potenze occidentali all’ascesa della Cina. Le mosse dell’amministrazione democratica Usa degli ultimi giorni attestano l’intenzione di Biden di perseguire il contenimento marittimo-militare e tecnologico della Repubblica Popolare lanciato dal suo predecessore repubblicano Trump.

Sia pure razionalizzandolo e adottando accorgimenti tattici e narrativi imperniati proprio sul rinsaldamento del sistema di alleanze a stelle e strisce. Prova ne sia il nuovo Innovation and Competition Act approvato dal Congresso Usa, con 250 miliardi di dollari volti al mantenimento del primato tecnologico americano in settori strategici come il computer quantistico e l’intelligenza artificiale. O l’ordine esecutivo con cui la Casa Bianca ha vietato investimenti americani in decine di aziende cinesi attive nei comparti della sicurezza e della difesa.

Il fatto che negli scorsi giorni anche il segretario della Nato Jens Stoltenberg abbia rilasciato delle dichiarazioni contro l’assertività internazionale cinese e per coordinarsi contro la violazione dei diritti umani nel paese asiatico è emblematico del modo in cui Biden stia spingendo per coinvolgere più strettamente gli europei contro Pechino. Altrettanto significativa, infine, la bozza di comunicato finale del G7 fatta circolare ad arte prima del vertice, in cui si legge che i partecipanti chiederanno all’Oms un’indagine nuova e trasparente sulle origini del coronavirus.

In altre parole: per appurare le responsabilità di Pechino nella diffusione dell’emergenza pandemica. In questa cornice al primo ministro Mario Draghi sarà riservato un ruolo di primo piano, per riflettere l’accresciuto peso diplomatico e politico dell’Italia ottenuto grazie all’ultimo cambio di governo in un’Europa dove sta per finire il lungo regno della signora Merkel.