Forza Italia e governo si parlano

Voiced by Amazon Polly

Nella settimana inaugurata dall’appello del capo dello Stato Sergio Mattarella all’unità delle forze politiche per uscire dalla crisi sanitaria, il tema della nostra analisi non poteva che riguardare l’avvicinamento in corso fra Forza Italia e la coalizione di governo guidata dal premier Giuseppe Conte. Di recente Silvio Berlusconi è tornato a offrire una sponda all’esecutivo in Parlamento su manovra di bilancio e misure per fronteggiare l’emergenza, dicendosi già disponibile a supportare il nuovo scostamento che verrà votato la prossima settimana (giovedì 26).

Nonostante il declino degli ultimi anni, l’ex cavaliere guida un partito ancora rilevante negli equilibri politici e nei rapporti di potere parlamentari. L’ipotesi di una collaborazione azzurra con la maggioranza ha riscosso il plauso di diversi esponenti di spicco del Nazareno e in parte anche del premier Conte, spiegandosi con la volontà dello stesso Berlusconi di recuperare una quota dell’antica centralità politica dopo un passato recente vissuto in subordine all’ombra delle forze sovraniste.

Impossibile non notare che la partita procede di pari passo a quella dell’emendamento al decreto Covid votato in aula al Senato, che attribuisce all’Agcom uno strumento di sorveglianza a tutela del pluralismo nelle comunicazioni proprio mentre è in corso il tentativo di scalata di Mediaset da parte dei francesi di Vivendi. Se le malelingue sostengono che la norma sarebbe una forma di compensazione del governo a Berlusconi per un’opposizione politica-parlamentare più morbida, lo stesso ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli si è affrettato a chiarire che l’emendamento tutela un’azienda italiana e i suoi dipendenti nel momento di massima fragilità socioeconomica del paese.

Le ripercussioni sul piano politico del potenziale dialogo Forza Italia-maggioranza non si sono fatte attendere, a cominciare dagli attriti esplosi platealmente in seno al centrodestra. La Lega è andata subito in fibrillazione perché sente minacciato il suo ruolo preminente in seno all’opposizione e fiuta il pericolo di essere ulteriormente marginalizzata ora che all’orizzonte si staglia un appuntamento cruciale quale l’elezione del presidente della Repubblica. Per questo Salvini ha rivolto delle accuse di “inciucio” col nemico a Berlusconi, ha elogiato pubblicamente il procuratore Nicola Gratteri per l’arresto del capogruppo regionale di Forza Italia in Calabria Domenico Tallini e ha infine dato la sua benedizione al passaggio di tre deputati forzisti fra le fila del Carroccio. Una scelta quest’ultima che secondo alcuni segnala l’avvio dell’assalto finale leghista all’eredità parlamentare di Forza Italia.

Al tempo stesso ci sono i timori nutriti dal primo ministro Conte sul fatto che benché utile il dialogo con Berlusconi rischi di concretizzare il temuto rimpasto di governo – evocato a più riprese in questi mesi ma poi sempre sventato – col fine ultimo di veder messo in discussione persino il proprio ruolo apicale a Palazzo Chigi. Del resto l’incertezza del momento politico è tale che persino i protagonisti dell’operazione non hanno le idee chiare su dove si possa effettivamente arrivare. Sulla carta le regole d’ingaggio sono chiare: nessun allargamento del perimetro della maggioranza ma semplice sostegno sulle misure economiche della finanziaria. A tale proposito va registrata la puntuale spaccatura nel M5s fra puristi, che invocano l’autosufficienza parlamentare, e realisti, che al contrario si rendono conto che senza un puntello esterno i numeri della maggioranza sono a rischio.

Infine per il Pd coinvolgere Forza Italia nelle scelte dolorose che verranno assunte durante le prossime settimane potrebbe voler dire riuscire a mitigarne il costo politico in termini di sostegno e consenso dell’elettorato. Specialmente quando si riflette sul fatto che i Dem sono l’unico partito della coalizione di governo con delle “constituency” sul territorio e nelle categorie produttive a cui rispondere delle scelte fatte dal governo.