Draghi rinnova la sua fiducia a Speranza

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Mario Draghi ha risposto alle indiscrezioni sulla sostituzione del ministro della Salute Roberto Speranza ponendolo al proprio fianco nella conferenza stampa di venerdì 16 aprile sulle ultime misure del governo contro la crisi da coronavirus.

Un messaggio inequivocabile per blindare il titolare del dicastero di Lungotevere Ripa in un momento non facile e nonostante fosse già stato lo stesso presidente del Consiglio, in precedenza, a dichiarare pubblicamente di averlo voluto nell’esecutivo e di averne anche molta stima. Speranza è stato fra i pochi a non perdere l’incarico dopo la fine del Conte II, complice il fatto di essere diventato uno dei leader più popolari d’Italia grazie al ruolo apicale svolto nella battaglia contro il Covid-19.

Nelle ultime settimane, invece, il pressing generalizzato sulle riaperture e le difficoltà incontrate dalla campagna vaccinale avevano finito per rimettere nel mirino della critica un ministro che si è sempre distinto per la linea del rigore e della prudenza, offrendo più di un argomento ai sostenitori di un deciso cambio di passo nella strategia antipandemica. A cominciare dai partiti di centrodestra.

L’ultimo fulmine a ciel sereno sul titolare della Sanità è caduto a inizio settimana con le indiscrezioni de Il Messaggero sull’intenzione del presidente del Consiglio di convincerlo a lasciare l’incarico per accettare una “promozione” nell’Ue o in un altro organismo internazionale. Secondo le ricostruzioni del quotidiano romano, il pubblico apprezzamento di Draghi sarebbe stato funzionale a garantirgli un’uscita di scena dignitosa senza per questo provocare dolorose fratture nella sua composita maggioranza parlamentare.

Entrando più nello specifico, l’attuale segretario di Articolo Uno avrebbe pagato il mese di ritardo con cui è stato deciso di allungare i tempi della seconda dose, assieme all’eccessiva cautela nel mettere nero su bianco i protocolli delle riaperture e soprattutto all’approfondirsi dell’inchiesta della Procura di Bergamo sul caso Oms-Ranieri Guerra, l’ex direttore generale dell’ufficio di prevenzione del Ministero della Salute.

Secondo altre ricostruzioni, sarebbe stata proprio la vicenda della sparizione del piano pandemico nazionale a irritare maggiormente l’inquilino di Palazzo Chigi, tenuto conto delle prevedibili implicazioni politiche connesse alle varie responsabilità su scelte come la mancata zona rossa nella bergamasca all’inizio della crisi. Ad alimentare le tesi dei retroscenisti, poi, il fatto che nelle settimane precedenti il premier aveva sostituito quasi interamente la squadra a cui si era affidato il precedente governo M5s-Pd per la gestione dell’emergenza e di cui Speranza era l’ultimo e più in vista esponente.

La presenza del ministro al fianco del premier in occasione dell’ultima conferenza stampa sembra invece essere una chiara riprova della fiducia riposta in lui da Draghi, oltre che una conferma della fallacia di certe ricostruzioni stampa. Al tempo stesso, però, la vicenda offre almeno un paio di spunti di riflessione di natura politica.

Speranza costituisce un importante anello di congiunzione tra l’ex primo ministro nonché attuale “rifondatore” del M5s, Giuseppe Conte, e il nuovo segretario del Pd, Enrico Letta, che non a caso è stato fra i primi a difenderne l’operato davanti all’insofferenza della Lega, di Forza Italia e di Fratelli d’Italia. Il concorso del partito dell’attuale titolare della Salute nella prospettiva di una futura alleanza tra i Dem e i grillini appare infatti imprescindibile per avere una qualche possibilità di successo elettorale contro il centrodestra unito.

Al tempo stesso il “caso Speranza” rende manifeste tutte le peculiarità del momento politico in cui si trovano i vecchi avversari del governo Conte II. Specialmente da quando Lega e Forza Italia hanno lasciato i banchi dell’opposizione per entrare nella maggioranza Draghi. Emblematico, per esempio, è il caso della promessa mozione di sfiducia contro il ministro da parte del partito di Giorgia Meloni, per tenersi stretto il ruolo di unica opposizione al governo e mettere in difficoltà l’alleato-avversario Matteo Salvini in un’ottica di futura competizione presso l’elettorato di destra.

La Lega ha prontamente nicchiato davanti alla proposta di Fratelli d’Italia, con buona pace delle feroci critiche rivolte a Speranza nelle settimane e nei mesi passati. Oltre alle ragioni di opportunità politica connesse all’ingresso dei leghisti in maggioranza, chissà che a pesare non sia stata anche la richiesta di unità giunta questa settimana dal primo ministro in persona alla vigilia di una fase cruciale per il futuro del nostro paese. Una sorta di serrate i ranghi e di chiamata all’appello in nome di un bene superiore – la messa in sicurezza e il rilancio del paese devastato dal virus – in cui le solite beghe fra partiti non possono e non devono trovare posto.