Cosa rivela lo spy-game italo-russo

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Il caso di spionaggio italo-russo dell’ufficiale di Marina Walter Biot è l’evento più importante della settimana. La vicenda ha innescato l’appassionata reazione di media e politici italiani e persino la caccia al tesoro (avvenuta rigorosamente tramite mezzo social) dei segreti militari trafugati dal capitano di vascello in forza presso il Terzo reparto dello stato maggiore Difesa, quello che si occupa di pianificazione strategica.

Come spiegato puntualmente dal nostro ex ambasciatore a Mosca Sergio Romano, l’episodio non costituirebbe alcunché di eccezionale, né tantomeno nulla di insolito. Lo spionaggio appartiene a tutti gli effetti alla continuità del rapporto politico e diplomatico fra paesi, come pure la prassi di espellere uno o più funzionari in forza presso le ambasciate coinvolte dall’eventuale crisi.

La salienza della vicenda è tutta nel contesto in cui si dipana. L’arresto è arrivato nel momento di rinnovata tensione fra Stati Uniti e Russia-Cina, innescato dall’elezione di Joe Biden alla Casa Bianca. Inoltre ribadisce la centralità dell’Italia nella competizione fra le grandi potenze. Un dato che era già emerso al tempo della firma da parte del governo Conte I del memorandum sulle nuove vie della seta con Pechino. E che avevamo colpevolmente sottovalutato.

Tutto ciò aiuta a mettere nella corretta prospettiva il motivo per cui il governo Draghi abbia scelto di magnificare tanto l’accaduto. L’intento era quello di segnalare la ritrovata fedeltà dell’Italia all’amministrazione statunitense nel frangente in cui Biden vuole ricompattare il fronte europeo per contrastare l’espansionismo cinese e l’avventurismo russo.

Benché non in prima linea, l’Italia resta un osservato speciale da Washington a causa delle sue storiche affinità con i russi, le recenti scappatelle con i cinesi e fattori oggettivi come il fatto di essere un avamposto militare armato di testate nucleari a stelle e strisce. Il nostro paese è inoltre attratto fatalmente verso la Germania, la cui garanzia sarà decisiva per ricevere i soldi del Recovery fund che ci servono letteralmente per sopravvivere.

Pur nel relativo disinteresse del sistema mediatico tricolore, è bene ricordare che venerdì scorso la Corte costituzionale tedesca ha temporaneamente bloccato la ratifica del Recovery in attesa di capire se l’Unione Europea possa legalmente contrarre debito. Una decisione di eccezionale portata che smaschera la vulgata dei fondi “europei” per la ripresa post-pandemica e conferma il fatto che la Germania rappresenta la nostra vera ultima garanzia agli occhi dei mercati.

Il punto è che mostrarci eccessivamente vicini ai tedeschi può metterci in cattiva luce agli occhi della superpotenza Usa. Rimpiazzato Trump, i rapporti fra Washington e Berlino restano molto tesi anche sotto la presidenza Biden, dal momento che gli americani tollerano a malapena iniziative come il gasdotto russo-tedesco Nord Stream 2 e gli accordi sugli investimenti siglati di recente da Berlino e Pechino per interposta Unione Europea.

L’arresto del comandante Biot e l’espulsione di due diplomatici russi diventano allora necessari per segnalare l’adesione italiana all’agenda degli Stati Uniti su partite comunque di primo piano. Come appunto quella russa, che dal nostro punto di vista è in assoluto la più innocua di tutte. Mosca conosce molto bene le dinamiche di accadimenti come questo e ha una forte affinità storica e culturale con l’Italia.

Il Cremlino si è infatti affrettato a minimizzare, prendendone atto con toni ostentatamente moderati e auspicando che le relazioni russo-italiane proseguano conservando il loro carattere positivo e costruttivo. Del resto, vista la sua posizione strategica, l’Italia sarà sempre al centro delle attività di intelligence estera dei paesi extra-Nato che vogliono contare qualcosa. Come appunto la Russia, specialmente nel momento in cui tenta di consolidare la propria presenza militare in Cirenaica e in tutto il Mediterraneo centro-orientale.