Il coronavirus congela la politica italiana

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La notizia che a marzo il Parlamento rimarrà aperto soltanto di mercoledì è la plastica rappresentazione del modo in cui l’emergenza coronavirus ha finito per provocare la paralisi dell’attività politica nazionale.

E mentre in Italia l’epidemia acuisce questioni cruciali – dal rapporto tra Stato e regioni alla fragilità delle aree più produttive, fino al drammatico invecchiamento della popolazione – l’avvento del periodo di inattività sembra poter recare con sé anche un minimo di stabilità a un sistema partitico altrimenti litigioso e balcanizzato. Prova ne sia ad esempio la pace siglata sul rovente dossier nomine dopo settimane e settimane di trattative estenuanti.

A pochi giorni dalle riunioni decisive per stabilire come procedere nel rinnovo dei vertici delle sette grandi partecipate, il fatto che il governo appaia deciso a confermare in blocco i vertici di Eni, Enel, Leonardo, Poste, Mps, Terna ed Enav ha del clamoroso. Complice il rapporto più distaccato fra i partiti e il mondo delle ex partecipazioni statali, come pure, forse, il fatto che l’emergenza coronavirus consigli alle forze di maggioranza e di opposizione – altrimenti in campagna elettorale permanente – di non mettere a repentaglio coi loro litigi la stabilità dei campioni nazionali, tutti quotati in Borsa.

Sulla fragile tregua (armata) siglata dagli attori della politica per fronteggiare l’emergenza pesa naturalmente anche l’appello al senso di responsabilità degli italiani lanciato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, giunto al culmine di un triste periodo in cui realtà e scienza avevano smesso di contare, oltre che segnato dalla piscosi di massa e dall’ipertrofia comunicativa.

Frattanto il coronavirus diventava un pretesto per giustificare decisioni che poco o nulla hanno a che fare con l’epidemia. Dopo aver discettato per mesi di austerity fiscale, rispetto dei parametri europei e financo di virtù dei decimali, l’emergenza ha infatti offerto nuovi argomenti alla battaglia del governo italiano contro Bruxelles per il rilassamento dei vincoli di bilancio. Di qui gli appelli del mondo produttivo, subito raccolti dalle istituzioni, per interventi pesanti di salvataggio.

Così il governo si appresta a varare uno stanziamento straordinario di 7,5 miliardi di euro (il doppio di quanto inizialmente previsto) per dare sostegno all’economia, con interventi in tre campi principali: incremento del servizio sanitario pubblico, protezione civile e forze dell’ordine; misure di sostegno del reddito e ampliamento degli ammortizzatori sociali; sostegno alle aziende nei territori e per i settori maggiormente colpiti.

Oltre a una moratoria dei crediti alle imprese da parte del sistema bancario. Investimenti da miliardi di euro che nel contesto economico e ideologico attuale, totalmente incentrato sulla riduzione del debito e del ruolo dello Stato, vanno ad assumere un carattere quasi eroico. Molto dipenderà anche dall’atteggiamento di Berlino. Finché i tedeschi saranno più impauriti della nuova crisi migratoria al confine greco-turco che dell’epidemia, difficilmente accetteranno di allentare i cordoni della borsa europea in favore dell’Italia.

Infine un paio di quesiti: quanto potrà durare questa fase? E soprattutto: quando l’emergenza sarà passata, torneremo a parlare di zero virgola come se niente fosse stato?