05 2019

La convivenza al potere fra M5s e Lega passa per l’attacco a Tria

Il battage mediatico che avvolge da alcuni tempi il ministro dell’Economia Giovanni Tria sembra aver raggiunto l’apice con lo stallo politico sui rimborsi dei cittadini truffati delle banche. Al culmine di polemiche durate settimane e dopo gli 1,5 miliardi stanziati in legge di Bilancio assieme ai proclami dei leader di M5s e Lega, neppure il Consiglio dei ministri di giovedì 4 aprile è riuscito a rompere l’impasse sugli indennizzi ai risparmiatori.

L’ennesima fumata nera è la spia della tensione che divora il governo e che rende plastica l’incapacità degli alleati di trovare la quadra fra quanto promesso a fine anno e le regole europee di cui il ministro Tria è divenuto di colpo severo garante. Se i 5Stelle sono in pressing ormai da tempo per rimborsi diretti e immediati e in settimana perfino il leader leghista non ha lesinato stoccate ai “burocrati del Mef”, per il titolare di via XX Settembre la questione è più delicata. Attiene infatti al rischio di aprire un nuovo fronte di scontro con l’esecutivo comunitario qualora l’azione risarcitoria riguardasse anche professionisti e speculatori che non sarebbero stati vittime di truffa ma che, al contrario, avrebbero agito nel pieno delle loro conoscenze finanziarie e propensione a investire.

Come di consueto per i frangenti di stallo, il premier Giuseppe Conte cercherà la mediazione in-contrando a Palazzo Chigi le associazioni dei risparmiatori per concordare la norma da sottoporre agli alleati e prendere tempo. In attesa di conoscerne l’esito, è evidente che la vicenda si presta a diversi ordini di considerazioni. A cominciare dal sospetto che il fuoco di sbarramento scatenato contro l’inattesa resistenza a oltranza del titola-re del Mef non sia che un semplice episodio della ben più consistente battaglia che ri-guarda la convivenza al potere fra le forze di governo.

Tanto più in vista della campagna per le europee e dopo che negli ultimi mesi – con buona pace della celebrata manovra del popolo – sono andati moltiplicandosi in maniera spietata gli allarmi sullo stato di salute e soprattutto le prospettive dell’economia italiana. Persino la sostituzione di Tria non è più un tabù, ma parte di un più ampio negoziato fra i partner di maggioranza volto a ridefinire il controllo di alcuni ministeri-chiave nell’eventualità in cui il voto di maggio dovesse sanzionare in maniera incontrovertibile i nuovi rapporti di forza fra M5s e Lega. Il che pone a sua volta una serie di quesiti politici ineludibili. In primo luogo, l’eventuale successore di Tria sarà un politico puro o un altro tecnico, destinato magari fra qualche mese a seguire le orme del professore di Tor Vergata?

E ancora: esistono in questo momento personalità nei partiti di governo disposte ad assumersi la responsabilità di gestire il ministero più impegnativo d’Italia, con annesso onere di scrivere una futura legge di Bilancio che già oggi si preannuncia durissima? Infine: cosa escogiterà Matteo Salvini se alla Lega dovesse toccare proprio la casella del Mef?

Non è affatto un mistero che a oggi il partito del ministro dell’Interno abbia potuto prosperare nei sondaggi anche grazie alla chirurgica attenzione con cui il suo leader si è premurato di evitare le divisive e controverse questioni economiche, scaricando sul socio pentastellato gran parte degli annessi costi elettorali.