11 2019

Le invasioni di campo minacciano l’attività di governo

Il tratto distintivo della felice convivenza a Palazzo Chigi andata in scena nel corso della seconda metà del 2018 fra M5s e Lega è stato il rispetto severo della ripartizione di competenze prescritta dal contratto di governo. Condizione a ben vedere ineludibile per aggirare le profonde specificità che separano i soci giallo-blu e dunque assicurare la giusta stabilità all’esecutivo del primo ministro Giuseppe Conte. Così, il vicepremier Matteo Salvini è stato a lungo l’indiscusso dominus del dossier migranti, mentre il superministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio ha potuto dedicarsi in tutta libertà a stilare alcuni dei provvedimenti di natura economica più rappresentativi dell’attuale compagine governativa. Al premier Conte, invece, i non meno importanti compiti di seguire la politica estera del paese e se necessario anche di intervenire fra gli alleati per smussarne le inevitabili frizioni. Il successo di questo schema triangolare è confermato dagli ottimi indici di gradimento riscossi dai penta-leghisti almeno fino a dicembre, mese cruciale per le sorti della manovra finanziaria e, soprattutto, in cui sono comparsi i primi indizi di un possibile rovesciamento di campo. Il riferimento in questo caso è alla scelta leghista di convocare al Viminale i rappresentanti del mondo delle imprese per ricucire lo strappo col governo dopo le manifestazioni in favore del Tav Torino-Lione di novembre. Mossa forse fisiologica per un partito che, come appunto la Lega, mantiene nel produttivo NordEst interessi elettorali fortissimi, eppure tale da delineare l’esistenza di una prima e plateale incrinatura negli equilibri di potere fra partner. Altrettanto emblematica la posizione in materia di immigrazione assunta nell’ultima settimana dal primo ministro Conte e tale da mettere il capo del governo in rotta di collisione con l’assertivo leader leghista. Le motivazioni possono essere state diverse. Dopo le polemiche seguite all’approvazione della legge di Bilancio e con il Movimento staccato nei sondaggi di quasi 6 punti percentuali dalla Lega, la sortita del premier potrebbe essere stata ordita allo scopo di ridare slancio a un partito in difficoltà e permettergli di presidiare una precisa area politica. Ma il “sacrificio” di Conte è interpretabile anche con la volontà di arrivare a una accordo complessivo con i partner europei in materia di immigrazione, tanto più dopo che Francia e Germania avevano scelto di accogliere il grosso dei migranti e all’Italia sarebbe spettata una piccola aliquota trasbordata nella penisola non tramite nave, bensì con un ponte aereo da Malta. Quale che sia la spiegazione, è un fatto che il colpo di mano abbia provocato l’immediata reazione leghista e la proposta di ricorrere a una consultazione popolare per superare una volta per tutte la querelle sul Tav. Con l’approfondirsi della campagna elettorale per le europee di maggio, Lega e M5s non mancheranno di riaffermare in ogni modo la propria identità politica, anche se a preoccupare sono naturalmente le possibili ripercussioni di ciò sull’attività del governo Conte. Prova ne siano la decisione di rimandare alla prossima settimana il decreto contenente reddito di cittadinanza e riforma delle pensioni, con annesso stop alla missione del ministro Di Maio negli Stati Uniti.